- Riflessioni di un centenario -

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Racconto scritto 14 anni fa. Tagliare il traguardo del secolo di vita arrivandoci in buona salute, sarebbe il sogno di tutti... Buona lettura.
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Testo: - Riflessioni di un centenario -
di vecchioautore

Riflessioni di un centenario

Eccomi qui, oggi come ieri… e se ci arriverò, come domani. Immobile davanti alla finestra a guardar la vita scorrere giù in strada.
Puntuale come la morte, che chissà mai perché dalle mie parti tarda a passare, l’inserviente, alle nove, dopo avermi garbatamente spronato e aiutato ad alzarmi dal letto, mi ha fatto accomodare sulla carrozzina e mi ha depositato come un pacco qui; dicendomi che sarebbe tornato a prelevarmi allo scoccare del mezzodì.
Oggi è un giorno speciale, o perlomeno lo dovrebbe essere per me. Da quando mi sono svegliato è un complimentarsi d’inservienti e ospiti.
Oggi sono ufficialmente entrato nel ristretto club dei centenari… Sai che soddisfazione!
A pranzo sarò festeggiato, con una punta d’invidia, dagli altri ospiti dell’ospizio. Poi tutti quanti assieme intoneranno la solita litania di circostanza, invitandomi a spegnere con un soffio la grossa candela posta al centro della torta con il numero cento… E come accadde l’anno scorso per il novantanovesimo compleanno, non ci riuscirò!
Allora ci penserà il giovane e nerboruto assistente, a dar fiato ai suoi mantici in vece mia.
Poi i soliti battimani e, pur consapevoli del fatto che già uno in più sarebbe una conquista, i fatidici auguri di altri cento giorni come questo.
Ah, se avessi ancora fiato bastante per imbastire un discorso di ringraziamento, ne avrei di cose da dire. Sicuramente non sarebbero quelle che ci si aspetta dal festeggiato… ma ne avrei di cose da dire… oh, se ne avrei!
Oggi ho deciso di pescare la poca aria rimasta nei polmoni, rinsecchiti come la vita, e dire qualcosa che, lo so, non farà felice gli altri ospiti che ancora sperano di raggiungere e superare il mio invidiabile record.
Dieci anni immobile, seduto su una sedia con le ruote spinta da un inserviente accanto alla finestra, e da lì guardar scorrere la vita, quella vera. Non mi sento né una pianta né un fiore, non desidero più vegetare. Essere spostato come un vaso di fiori mi umilia. Scambierei, se lo potessi fare, questi dieci anni con un solo anno… un solo mese… o finanche un sol giorno passato a camminare laggiù, in mezzo alla strada dove la vita scorre gioiosa.
Questo vorrò dire oggi a chi ambisce raggiungere il mio traguardo a tutti i costi, anche a spese della ragion di vita.
Sì, questo dirò… se ci riuscirò.

FINE



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